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    SQ7 TDI

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To Turin

Viaggiare in modo modulare, intelligente, autonomo e a zero emissioni: con il concetto Pop.Up, Italdesign progetta insieme ad Airbus di trasferire il traffico di domani nell’aria. Non si tratta più di fantascienza ma solo di scienza.

Testo: Patrick Morda | Foto: Avrio Drone; Matthias Ziegler

Talvolta le storie che parlano del futuro iniziano nel passato.

Alla fine del diciannovesimo secolo il filosofo e storico Henry Adams redasse la sua autobiografia, che al tempo stesso era una sorta d’inventario del mondo dell’epoca. Nell’opera «L’educazione di Henry Adams» scriveva di aver visto diventare realtà quattro cose un tempo ritenute impossibili – e tutto ciò prima ancora di aver raggiunto la tenera età di sei anni. Si trattava dei transatlantici, della ferrovia, del telegrafo e della dagherrotipia. L’impossibile, così gli sembrava, all’improvviso non esisteva più.

Dopo 120 anni di storia dell’umanità, della cultura, dell’economia e della tecnologia, forse ancor più che ai tempi di Adams possiamo constatare che tutto è decisamente possibile! Il progresso è alla ricerca di possibilità sempre più drammatiche e di nuove nicchie. Peter Thiel, uno degli imprenditori statunitensi contemporanei di maggior successo, lo ha spiegato in questo modo: esistono due tipi di progresso. Uno si sviluppa orizzontalmente. Sulla base di ciò che è già stato raggiunto, si continuerà a raggiungere sempre la stessa cosa, nel migliore dei casi a mantenere lo status quo. Chi invece crea qualcosa di unico attraverso la combinazione di vecchio e nuovo genera un vero e proprio progresso verticale. Gli ingredienti sono coraggio, idee radicali nonché tecnologia. Thiel lo ha definito «momento zero-to-one». In Italdesign ci troveremmo dunque, se così si può dire, nel futuro.

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Jörg Astalosch, 45 anni.

Ha iniziato la sua carriera nel 1988 presso il Gruppo Volkswagen, dove ha ricoperto diversi ruoli nell’approvvigionamento e nella direzione generale. A partire dal 1999 ha lavorato per il CEO di Volkswagen AG e dal 2002 per il presidente del consiglio di sorveglianza. Dopo diverse tappe all’interno del Gruppo, a settembre 2015 è diventato CEO di Italdesign. L’azienda si trova alle porte di Torino; dal 2010 appartiene al Gruppo Volkswagen e, insieme a Ducati, è parte di AUDI AG.

L’aspetto decisivo è l’approccio intermodale.

Pop.Up è pensato per essere una soluzione universale. I problemi delle metropoli sono estremamente diversi tra loro nei dettagli. «A Londra oggi circa cinque milioni di persone viaggiano ogni giorno in metropolitana, ma esistono anche oltre 20 milioni di spostamenti in auto. Per buona parte si tratta di trasporto di merci. Dunque quest’aspetto andrebbe affrontato in modo mirato. Dubai, per esempio, deve affrontare una situazione climatica difficile. Le alte temperature complicano l’uso della propulsione elettrica, la sabbia trasportata dal vento e la polvere si depositano sui sensori ottici di dispositivi come veicoli pilotati o autonomi. Dobbiamo esaminare attentamente i dettagli e soprattutto ascoltare».

Già 35 anni fa Italdesign ha avuto l’idea della «capsula»

un telaio universale convertibile da autobus ad ambulanza o ad automobile a seconda delle esigenze. All’epoca non si pensava ancora alla terza dimensione, quanto piuttosto all’idea di modularità e al massimo sfruttamento degli spazi.

Perché non dovrebbe funzionare? Tutti quanti ci serviamo della mobilità intermodale. Costantemente. Il viaggio di lavoro inizia con lo spostamento in auto verso l’aeroporto, dove prosegue in aereo, per lo più con il pilota automatico. Dopo l’atterraggio ci si reca alla riunione con i mezzi pubblici, poi a piedi in hotel. E volare nello spazio urbano? Potenti macchine scavano enormi perforazioni per dozzine di chilometri per rendere possibili i trasporti. Attraverso le montagne e sotto il mare. Il turismo spaziale è una nuova moda. Perché la terza dimensione, il prolungamento verso l’alto, dovrebbe essere così fantascientifica? Anzi, qui la complessità è molto inferiore rispetto alle strade completamente congestionate. Sembra che all’inizio del ventesimo secolo qualcuno abbia detto che si sarebbero potuti chiudere tutti gli uffici brevetti perché non c’era più nulla da inventare. Ma è chiaro che il futuro non viene realizzato nel futuro, bensì nel presente.