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  • SQ7 TDI
    SQ7 TDI

    Nell’attuale model year (2018) l’Audi SQ7 è già esaurita e pertanto non più ordinabile al momento. Dal vostro partner Audi potete trovare le vetture attuali usate.

To Verbier

Verbier, nel cuore del Vallese, attira da tempo immemorabile amanti degli sport invernali da tutto il mondo. Ma sono sempre di più coloro che si recano in Val de Bagnes alla ricerca di un ritmo più rilassato. Un itinerario alla scoperta di vette solitarie e dei propri limiti. Testo: Heike Specht | Foto: Robert Huber

«Lo sci alpinismo offre un’esperienza a stretto contatto con la natura: ci si trova soli in un paesaggio emozionante. E si sceglie consapevolmente la lentezza.»

Ritrovo per freerider, luogo nostalgico per scialpinisti.

Arrivo all’Hotel W, connubio di design e tradizione. Sulle tortuose strade di montagna, l’Audi Q7 e-tron quattro offre il piacere di guida rilassato che ci si aspetta e, in quanto ibrido plug-in, compie un primo passo verso l’elettromobilità del futuro.

La luna piena si staglia nel cielo cupo, immersa in un mare di stelle.

Riusciamo a distinguere il Grande Carro. Il nome di innumerevoli altri corpi celesti, invece, resta un mistero. Il freddo è pungente. La notte nel letto a castello della Cabane du Mont-Fort, a 2457 m di quota, è stata breve. Ma ci è concessa ancora una piccola tregua: il custode del rifugio ha imbandito la tavola di buon’ora, preparando müesli, pane e marmellata, tè e caffè. Un ultimo ristoro prima di partire, senza però dilungarci troppo. Sono le cinque e la salita sarà lunga.

Christian Dumont d’Ayot, l’uomo muscoloso e abbronzato che ci guiderà nelle prossime ore, è di casa in montagna. Da anni osserva i cambiamenti del suo territorio. Ieri sera, davanti a una pizza e un bicchiere di vino bianco, nell’accogliente ristorante del rifugio ci ha spiegato che negli ultimi inverni ci sono stati grandissimi sbalzi di temperatura. Questi cambiamenti influiscono anche sulla struttura della neve: «E possono aumentare il pericolo di valanghe».

Dopo aver preparato gli zaini – acqua, qualche noce e del cioccolato devono bastarci come provviste –, controllato la vite da ghiaccio, l’imbrago, la fune, la piccozza e l’ARVA e messo le pelli sugli sci, ci avviamo. Adesso la luce sui nostri caschi è quasi superflua, dato che la luna ci illumina la strada. L’atmosfera è magica. Anche solo per questo momento è valsa la pena alzarsi presto. Davanti a noi si profila una notte apparentemente infinita. Ci si sente come fuori dal tempo. Queste montagne aspre e incantevoli esistevano già molto prima della comparsa dell’uomo e tuttora paiono poco impressionate dalla sua presenza. Questo paesaggio così imperturbabile, tuttavia, sta subendo un cambiamento che vogliamo approfondire.

A Verbier

Ora il nostro gruppo inizia lentamente a muoversi, guidato da Christian, che in realtà è originario dell’Alta Savoia. Per molto tempo ha lavorato con i numeri, ma poi, oltre 20 anni fa, ha deciso di appendere al chiodo la professione bancaria e di trasformare la sua passione in un mestiere. Da più di cinque anni fa la guida nelle Alpi vallesane. La sua clientela è internazionale: molti clienti vengono dall’Inghilterra e dalla Scandinavia, ma naturalmente ci sono anche tanti svizzeri. «Lo sci alpinismo è sempre più amato», afferma Christian, «il contatto con la natura è diretto». La guida aggiunge che, lontano dalle piste battute, si possono vedere i camosci, le lepri bianche e, con un po’ di fortuna, persino gli stambecchi: «Non sono per nulla timorosi, perché sono protetti».

Pian piano le prime luci del giorno prendono il sopravvento sul bagliore della luna. Il sole, però, compare soltanto quando raggiungiamo il Col de la Chaux. Il nostro incedere lento e ritmato ha senza dubbio un che di meditativo, ma non ci distoglie dal qui e ora. Tutti i sensi sono coinvolti. Chi pratica lo sci alpinismo non cerca la velocità, ma l’esatto contrario. Vuole prendersi una pausa. Respirare a pieni polmoni. Mettere in ordine i pensieri. Bisogna ascoltare il proprio corpo e badare al resto del gruppo.

Al tour

Ben presto il sole splende alto nel cielo e noi continuiamo la marcia sul Col de Momin.

Il paesaggio maestoso ora appare più dolce e invitante, ma Christian ci sprona a proseguire speditamente. Secondo le previsioni, a breve il tempo cambierà. Al massimo entro mezzogiorno dobbiamo essere rientrati a valle. Anche questa è una particolarità dello sci alpinismo: mentre sulle piste ci si può affidare alla competenza dei gestori degli impianti, in questo sport bisogna tenere in prima persona le orecchie e gli occhi ben aperti. Oltre a conoscere la stratificazione della neve, le condizioni meteo e pure i cambiamenti che stanno interessando il paesaggio da qualche decennio.

Alla webcam Verbier
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Quando intraprendiamo la salita verso la Rosablanche, comprendiamo quanto velocemente possa cambiare il tempo.

Il cielo si è rannuvolato e il vento è diventato molto più freddo. Il sole, che fino a poco fa ci scaldava il viso, è scomparso. Per l’ultimo tratto che ci separa dalla cima di 3336 m di quota sfiliamo gli sci e indossiamo i ramponi. Il panorama e il vento gelido e tagliente ci tolgono il fiato. Ancora una volta Christian ci incita a procedere. Nel cielo volteggiano i gracchi alpini: si librano in alto, per poi lasciarsi improvvisamente cadere verso il basso. Per un momento li osserviamo con invidia. Ma una nevicata ci avvolge con fiocchi sempre più fitti. Inforcati nuovamente gli sci, leviamo le pelli e ci prepariamo alla discesa. In pochissimo tempo il paesaggio si è coperto di un meraviglioso manto bianco. Il lago della diga di Cleuson è completamente ghiacciato. Gli occhi fanno fatica a distinguere i contorni. Ora si tratta soltanto di non perdere di vista Christian, che ci precede e ci guida aggirando abilmente i crepacci per portarci sani e salvi a valle, nella località di Siviez.

Qui il vento quasi non si sente. La gente si accalca sulla terrazza del ristorante. Dopo le ore trascorse nel silenzio e nella solitudine delle vette, inizialmente ci sentiamo un po’ spaesati da questo trambusto. In montagna il passaggio dalla natura alla civiltà avviene in un attimo. Un passaggio rapido – e tuttavia decisivo.

La prima tappa è completata. La vista sulla valle ricompensa la fatica della salita. Ma il tempo sta già cambiando. Non c’è tempo per trattenersi a lungo.